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Era
di notte quando Giovanna de Lestonnac
prese coscienza che il Cister non era il suo cammino.
Ebbe
bisogno di penetrare la notte, superare la soglia del finito
e spogliarsi di ogni esaltazione, di tutte le sue potenzialità,
di tutti i suoi aneli,
scendere dalla cima fino all’incontro con la creatura
che siamo:
fragile, piccola, limitata,
impotente...
Ebbe
bisogno di attraversare quella notte per incontrarsi con
l’amore infinito,
che sempre ci aspetta,
e ci restituisce quella creatura amata, benedetta,regalata,
arricchita...
che pure siamo.
Fu
necessario che passasse una notte per incontrarsi con quella
luce
che invade l’anima, allarga il cuore,
rompe inerzie, rinnova energie,
risveglia sogni…
Fu
necessario camminare nella notte per accogliere la novità
che porta ogni alba nuova,
per poter consegnare nelle sue mani vuote
il suo cuore abitato,
la sua libertà liberata
la sua disponibilità tutta intera
per portare a termine l’opera che Dio voleva.
Era
di giorno quando Giovanna de Lestonnac comprese che era
lei
chi doveva evangelizzare educando la gioventù del
suo tempo,
quando scoprì in Maria di Nazaret un cenno di complicità,
quando sognò la Compagnia di Maria.
Sono
passati quattrocento anni,
molte notti e molti giorni camminando al ritmo del palpitar
della vita,
colmando l’aria di scintille,
di quelle che incendiano l’anima
e si trasformano in mani tese per abbracciare tutti i mondi,
senza misura.
Oggi,
7 aprile 2007, notte di Pasqua,
continuiamo a consegnare al Dio della storia, le nostre
mani aperte
perché, attraverso di esse,
diventi visibile il suo Regno
come Lui voglia.
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